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Sa Domo de su Nie

La casa della neve, a 800 metri

SentieriTappa 001 · SV-001

Le neviere di Funtana Cungiada: come erano fatte le case della neve e come raggiungerle

A 1.300 metri, tra ginepri e felci, i pozzi circolari dove i niargios di Aritzo conservavano la neve fino all'estate: come funzionavano, chi li lavorava e come arrivarci a piedi.

Nota riletta il 4 minuti di lettura

Le neviere di Funtana Cungiada: pozzi di pietra a secco dove la neve d'inverno diventava il ghiaccio dell'estate.
Le neviere di Funtana Cungiada: pozzi di pietra a secco dove la neve d'inverno diventava il ghiaccio dell'estate. Foto: la casa

A Funtana Cungiada, intorno ai 1.300 metri sulle montagne di Aritzo, tra ginepri e felci, si incontrano i pozzi circolari delle neviere: in sardo «domos de su nie», le case della neve. Sono profondi diversi metri, delimitati da muretti a secco, costruiti nei canaloni dove il vento accumulava la neve. Qui i niargios, detti anche montalgios, conservavano la neve fino all'estate, quando veniva scavata, tagliata in blocchi e portata a dorso di mulo alle feste paesane di tutta la Sardegna.

Come funzionava una casa della neve

Il principio è semplice e per questo ingegnoso: scegliere il punto dove la montagna fa da imbuto al vento e la neve si accumula da sola, poi costruire un pozzo che la tenga al riparo dal sole e dall'acqua. La neve veniva raccolta con secchi e ceste e pressata nel pozzo con pali, strato su strato, finché diventava un blocco compatto. Sopra si stendeva paglia, felci e terra: un coperchio naturale che isolava il contenuto e lo proteggeva dallo scioglimento. D'estate si scavava nel riempimento, si tagliava la neve in blocchi e si caricava sui muli. Il lavoro era stagionale e collettivo: non un mestiere di un uomo solo, ma un'attività che impegnava più mani nello stesso periodo dell'anno, dalla raccolta invernale alla distribuzione estiva.

Chi erano i niargios e perché la neve valeva un commercio

I niargios erano gli addetti alla neve: raccolta, pressatura, custodia, escavazione e trasporto. Il commercio fu attivo dal XVII al XIX secolo e fu monopolio della corona spagnola; un documento del 1636 attesta una concessione a tre appaltatori. Non era dunque un'attività marginale, ma una filiera regolata, con concessioni e appalti, che dalla montagna sarda faceva arrivare il freddo fino alle feste paesane di tutta l'isola. La neve serviva soprattutto per produrre la carapigna, il sorbetto che ancora oggi si prepara con quel gesto antico: ghiaccio, zucchero e limone, o altre essenze, lavorati fino a diventare una bevanda fredda e densa. Chi ha assaggiato una carapigna in piazza sa che dietro c'è questa storia: un pozzo in montagna, un mulo, una strada lunga.

Dove si trovano e come sono fatte le strutture

Le neviere di Funtana Cungiada sono pozzi circolari delimitati da muretti a secco, costruiti nei canaloni dove il vento accumulava la neve. La forma circolare non è casuale: distribuisce la pressione, facilita la copertura e rende più semplice sigillare l'imboccatura. I muretti a secco, fatti con la pietra del posto, sono la stessa tecnica che si ritrova in tanti muri della Barbagia: nessuna malta, solo incastro e peso. Le strutture si vedono meglio con una guida o nei giorni di visita organizzata dal Comune, perché la vegetazione e il tempo le hanno in parte coperte e perché senza qualcuno che spieghi il funzionamento si rischia di leggere quei cerchi di pietra come semplici ruderi.

Come si arriva a piedi da Aritzo?

Si sale da Aritzo a piedi verso quota 1.300. Il sentiero è di montagna e in parte non segnalato: meglio affrontarlo con carta e con tempi pieni, senza contare su indicazioni continue. Non è un percorso da improvvisare, ma nemmeno da temere se si cammina con attenzione e si parte presto. La montagna qui cambia carattere con le stagioni, e il percorso si può fare anche d'inverno, quando la neve rende il paesaggio più vicino a quello che i niargios conoscevano: i canaloni si riempiono, i ginepri si caricano, e i pozzi tornano a essere quello che erano, contenitori di neve in un ambiente che di neve vive. In primavera e in autunno il cammino è più asciutto, le felci cambiano colore, e le strutture si distinguono meglio tra la vegetazione.

Cosa chiedere e cosa portare

Prima di salire, vale la pena informarsi sulle condizioni del sentiero e sulle eventuali visite organizzate: il Comune di Aritzo pubblica le informazioni utili nella pagina dedicata alle neviere (https://comune.aritzo.nu.it/luoghi/neviere), e il portale turistico locale (https://turismoaritzo.it/) raccoglie indicazioni su percorsi e iniziative. Se si vuole dormire in zona e organizzare la salita con calma, conviene ragionare su dove dormire prima di fissare la partenza: la montagna richiede tempi distesi, non una corsa. Portare scarpe da trekking, acqua, una carta del percorso e una giacca: a 1.300 metri il tempo cambia in fretta. E quando si è lassù, davanti ai pozzi, fermarsi un momento in silenzio: quei cerchi di pietra non sono un monumento, sono un luogo di lavoro, e il modo migliore per visitarli è camminarci intorno piano, senza toccare i muretti a secco.

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